Il Prof. Robin Foà ha vinto il premio Josè Carreras

Il prestigioso riconoscimento è stato assegnato per i risultati ottenuti nello studio dei tumori del sangue nel corso di tutta la sua carriera.

Un premio alla carriera, per “l’impareggiabile competenza e dedizione nell’avanzamento della conoscenza dei disordini linfoproliferativi cronici e acuti”. Con questa motivazione, Robin Foà si è aggiudicato il Josè Carreras Award. Il premio, il più prestigioso tra quelli conferiti agli specialisti delle malattie del sangue in Europa, gli è stato assegnato a Francoforte il 9 Giugno durante la cerimonia di apertura del Congresso della European Hematology Association (EHA).

In tale occasione ha tenuto una lettura su “Ph+ ALL, from the worst malignancy to a chemo/transplant-free management?“, dove ha ricordato il suo interesse verso l’immunologia delle neoplasie ematologiche e verso l’immunoterapia, iniziata negli anni londinesi alla fine degli anni ‘70 e continuata durante tutta la sua vita lavorativa. Un lungo percorso che ha portato a modificare profondamente il trattamento dei pazienti con leucemia acuta linfoblastica Ph+ (LAL Ph+), quella che nel passato era considerata la neoplasia ematologica a prognosi peggiore. Il Prof. Foà ha ripercorso l’avventura degli studi tutti italiani iniziata nell’anno 2000 con il primo protocollo di prima linea GIMEMA per pazienti anziani con LAL Ph+ trattati in induzione con imatinib e steroidi e senza chemioterapia sistemica. Questo approccio è continuato negli anni usando i diversi TKI in induzione per pazienti adulti di tutte le età. Attraverso questa strategia chemo-free si sono ottenute percentuali di remissioni complete nel 94-100% di casi, con limitati effetti collaterali. Il passo successivo è stato un protocollo di induzione con dasatinib (e steroidi) seguito da un consolidamento con l’anticorpo monoclonale bispecifico blinatumomab per tutti i pazienti adulti, senza limiti di età. Quindi una terapia targeted seguita da una immunoterapia. I risultati dello studio che hanno permesso di ottenere risposte molecolari del 60% dopo 2 cicli di blinatumomab e fino all’80% con ulteriori cicli sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine nell’ottobre 2020. Questo radicale cambiamento per il trattamento della LAL Ph+ dell’adulto è stato oggetto di una review su invito pubblicata da R. Foà e S. Chiaretti sul New England Journal of Medicine nel giugno 2022. Durante la lettura a Francoforte il Prof. Foà ha riportati i dati non ancora pubblicati ad un follow-up di oltre 4 anni che dimostrano percentuali di sopravvivenza del 75-80%, i migliori risultati ad oggi riportati. Il 50% dei pazienti – soprattutto quelli con una risposta molecolare profonda – è stato trattato solo con TKI e blinatumomab, senza chemioterapia sistemica e trapianto.

E’ prevedibile che questa strategia di induzione e consolidamento rivoluzionerà l’approccio terapeutico di prima linea per pazienti con LAL Ph+ di tutte le età. La possibilità di non effettuare un trapianto allogenico verrà formalmente dimostrato dallo studio GIMEMA attualmente in corso.

Il Prof. Foà ha registrato la presentazione tenuta a Francoforte per ‘Ematologia in Progress’, visibile su https://www.ematologiainprogress.it