﻿{"id":2626,"date":"2014-10-10T12:17:20","date_gmt":"2014-10-10T10:17:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ematologialasapienza.it\/?p=2626"},"modified":"2023-11-14T15:27:03","modified_gmt":"2023-11-14T14:27:03","slug":"terapia-del-mm-nellera-dei-nuovi-farmaci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ematologialasapienza.it\/?p=2626","title":{"rendered":"Terapia del MM nell\u2019era dei \u201cnuovi farmaci\u201d"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019efficacia dei cosiddetti \u201cnuovi farmaci \u201c (immunomodulanti e inibitori del proteosoma) nel trattamento del mieloma multiplo (MM) ha messo in discussione alcune delle certezze consolidate nella gestione di questa patologia e richiede la valutazione di nuovi paradigmi che permettano l\u2019utilizzo ottimale delle potenzialit\u00e0 di questi agenti in uno scenario terapeutico profondamente modificato. Due nuovi studi randomizzati pubblicati in contemporanea sul <em>New England Journal of Medicine<\/em> approfondiscono alcuni di questi aspetti.<\/p>\n<p>Il ruolo del trapianto autologo rispetto alla chemioterapia convenzionale e del mantenimento con lenalidomide sono stati indagati in uno studio di fase 3 (<a href=\"http:\/\/www.ncbi.nlm.nih.gov\/pubmed\/25184862\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Palumbo A. et al. N Engl J Med, 2014;371:895-905<\/a>) su 273 pazienti con MM di et\u00e0 \u2264 65 anni, randomizzati a ricevere dopo induzione un consolidamento con melphalan ad alte dosi pi\u00f9 trapianto autologo o chemioterapia con melphalan-prednisone-lenalidomide (MPR), seguiti da un mantenimento con lenalidomide o sola osservazione. I risultati dimostrano che il trapianto autologo migliora significativamente la sopravvivenza libera da malattia (PFS) (mediana 43 mesi verso 22,4 mesi; p &lt; 0,001) e la sopravvivenza globale (OS) (81,6% a 4 anni verso 65,3%; p = 0,02) rispetto allo schema MPR. Il mantenimento con lenalidomide ha mostrato invece un vantaggio significativo rispetto a nessun mantenimento in termini di PFS (mediana 41,9 mesi verso 21,6 mesi; p &lt; 0,001), ma non di OS (88% a 3 anni verso 79,2%; p = 0,14).<\/p>\n<p>Nei pazienti con MM non eleggibili per trapianto autologo, l\u2019efficacia della combinazione lenalidomide-desametasone a basse dosi, somministrata fino a progressione di malattia o per un numero prestabilito di cicli, \u00e8 stata confrontata con lo schema classico melphalan-prednisone-talidomide (MPT) in uno studio randomizzato (<a href=\"http:\/\/www.ncbi.nlm.nih.gov\/pubmed\/25184863\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Benboubker L et al. N Engl J Med, 2014;371:906-917<\/a>) condotto su 1623 pazienti di nuova diagnosi. La PFS mediana, end-point primario dello studio, \u00e8 risultata significativamente migliore nel braccio trattato indefinitamente con lenalidomide e desametasone rispetto al braccio trattato con 18 cicli della stessa combinazione o con MPT (25,5 mesi verso 20,7 mesi e 21,2 mesi, rispettivamente; p &lt; 0,001 per entrambi i confronti). La OS a 4 anni \u00e8 stata pari a 59%, 56% e 51%, rispettivamente, nei tre bracci (analisi ad interim).<\/p>\n<p>Complessivamente, questi dati confermano che il trapianto autologo con melphalan ad alte dosi rimane l\u2019opzione terapeutica pi\u00f9 efficace nei pazienti con MM di nuova diagnosi. Nei pazienti anziani o ineleggibili per il trapianto, vantaggi significativi possono essere osservati con un regime orale senza alchilanti basato su lenalidomide e desametasone prolungato fino a progressione rispetto allo schema MPT.<\/p>\n<p><strong>Fonte:<\/strong> <a href=\"http:\/\/www.nejm.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">The New England Journal of Medicine <\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019efficacia dei cosiddetti \u201cnuovi farmaci \u201c (immunomodulanti e inibitori del proteosoma) nel trattamento del mieloma multiplo (MM) ha messo in discussione alcune delle certezze consolidate nella gestione di questa patologia [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[65],"tags":[88],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ematologialasapienza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2626"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ematologialasapienza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ematologialasapienza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ematologialasapienza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ematologialasapienza.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2626"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.ematologialasapienza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2626\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":12099,"href":"https:\/\/www.ematologialasapienza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2626\/revisions\/12099"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ematologialasapienza.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2626"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ematologialasapienza.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2626"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ematologialasapienza.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2626"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}